a couple holding hands while holding each other

QUAL’E’ LA PEGGIOR ALTERNATIVA AD UN ACCORDO NEGOZIATO ? Parte seconda.

Cari amici ed amiche, rieccoci.

Ci eravamo lasciati in un momento importantissimo, che delinea i vari step di un incontro di mediazione.

L’ascolto.

E’ un momento determinante che si va creando tra lo scrivente e la persona che d’innanzi a me, sta per versare sul tavolo conciliativo tutte le sue preoccupazioni, angosce, rabbia, sogni infranti, o semplicemente diritti negati, dipende da caso a caso, se il problema è all’interno di una famiglia o se è legato ad un terzo, che con un suo modo di fare lede la sua dignità, ad esempio un vicino confinante, un condomino, oppure  un fratello/ sorella che ha vedute diverse sull’eredità comune, lasciata dai genitori.

Vediamo il problema coniugale.

Di solito chi espone la crisi è la moglie o compagna, evidenziando una situazione che oramai non riesce a controllare, pesante, ingestibile, insopportabile, causa di stress e di malessere generale che le impedisce di rapportarsi serenamente con il proprio partner.

Ho parlato di crisi, non ancora di conflitto, attenzione!

Sono due cose diverse, la crisi è un preludio nefasto di un probabile, se non certo, conflitto che può sopravvenire, se non si anticipa il problema che si sta delineando, ponendo mano ad atteggiamenti che debbono essere assolutamente gestiti in forma diversa.

Ed ecco che l’ausilio di un professionista esperto in tecniche di comunicazione, di negoziazione, calza a pennello per gettare ponti d’oro tra le parti riaccendendo un dialogo costruttivo, che faccia convertire le parti verso atteggiamenti di benevolenza reciproca, ove con il termine conversione, intendo un ripensamento sul proprio agire, accettando una critica costruttiva, che indirizzi verso una comprensione dei desideri ed esigenze del partner andando incontro alle sue richieste, un volgere indietro il proprio cammino, il proprio atteggiamento nei confronti di un partner che si dimostra scontento dei modi che in questo momento si vanno manifestando verso di lui.

Questo vale per entrambi, non è un azione unidirezionale, ma tutti e due debbono venirsi incontro, sforbiciando atteggiamenti e modalità di approccio che sono indigesti all’altro partner.

L’idea di fondo è questa : Cosa debbo fare per farti felice, in questo giorno che leva ?

Tutti e due debbono avere questo proposito, perché entrambi  ” lavorano ” per la felicità dell’altro.

Questo è un lavoro meticoloso, da fare insieme allo scrivente in varie sedute, in diversi incontri, avendo la volontà sincera d’impegnarsi per il bene, proprio, del partner e sopra tutto per il bene della famiglia, dei figli in primis!

E’ un percorso da fare pazientemente, ma che è finalizzato a salvare l’unione del nucleo familiare, per il bene della prole sopra tutto, questo voglio sottolinearlo, il mio intento è preponderante sopra tutto verso di loro, verso i quali sono assolutamente di parte, mentre non lo sono verso la coppia.

Ecco che la PREVENZIONE è la parolina magica, che dal mio punto di vista può, se ben impostata ed accolta dalla coppia, salvare la comunione di affetti, impedendo che l’incomprensione degeneri in un conflitto che blocca il dialogo costruttivo e che purtroppo fa si che le parti non si parlino più, se non attraverso i rispettivi legali.

Ma a questo punto, l’efficacia della mediazione come formula salvifica preventiva, ha cessato di essere, diventa curativa, per quanto possibile, evitando che la coppia si scanni in Tribunale.

So benissimo che la formula della mediazione, da come l’ho studiata, da come me l’hanno insegnata, non persegue la visione di una approccio preventivo, perché questo comporta un azione che faccia conoscere la mediazione familiare, come un alternativa al giudizio di un magistrato che applica la legge, in una logica del win / lose; ovvero vincente / perdente ; sostenuto dalle arringhe dei rispettivi legali delle parti che si vogliono solo azzannare, sulle quali è chiamato a dirimere il conflitto in base al diritto, alla legge, a precedenti sentenze od orientamenti derivanti dalla dura lex, imposta dalla suprema corte di Cassazione.

Ebbene, non essendo un avvocato ma un mediatore, non è certo questa la strada che fa per me, sopra di me non esiste solo il codice civile, ma sopra tutto gli orientamenti e le indicazioni del Magistero della Chiesa Cattolica, bene inteso e mi richiamo ad un bellissimo pensiero di Papa Francesco, da lui espresso al n° 307 della sua esortazione apostolica Amoris Laetitia, ovvero la Gioia dell’Amore che recita cosi :

OGGI PIU’ IMPORTANTE DI UNA PASTORALE DEI FALLIMENTI, E’ LO SFORZO PASTORALE,  PER CONSOLIDARE I MATRIMONI, PREVENIRE ED EVITARE LE LORO FRATTURE !

Ebbene per essere chiari, tutta la mia azione professionale nell’ambito della mediazione familiare, ruota attorno a questa magna charta !

Io applico la logica del win/win ovvero tutti vincenti, questa è la formula basilare che si applica in mediazione, entrambe le parti devono venirsi incontro con concessioni reciproche per rappacificare la loro unione, specie per un bene supremo : I FIGLI.

Nel mio ruolo di mediatore, io ho un atteggiamento fermo nell’essere super partes, equivicino, neutrale, imparziale, tra le parti.

Non sono un giudice che applica la legge, il diritto, ma il buon senso e la lungimiranza di un fine ultimo benefico per entrambi, sopratutto per la prole.

Preciso conoscendo il diritto di famiglia, io lo espongo, solo per far si che le parti possano essere messe al corrente dei rischi e della conseguenza di scelte azzardate, dovute a crisi che, se non risolte, degenerano il conflitti veri e propri.

Voglio precisare, che la mia conoscenza del diritto di famiglia, benchè rafforzata da corsi di aggiornamento e formazione, è supportata da un mio legale di fiducia che caso per caso, mi da le dritte e le nozioni necessarie, per indirizzare la coppia verso il bene. evitando il male, sotto il punto di vista legale.

Io non sono laureato in legge, ma in scienze religiose, in teologia, che è la legge primaria per eccellenza, essendo legge divina, dalla quale deriva la legge morale, eppoi  la legge dell’uomo, trascritta nei codici civili e penali che sorreggono tutta la nostra società civile, questo in un movimento discendente dall’alto al basso.

Detto questo e chiudo; La cultura della mediazione, civile commerciale e peggio familiare, checché se ne dica, è ancora sconosciuta ai molti, infatti io credo che, la mediazione familiare, qualcuno sa cos’è, qualcuno ne ha sentito parlare, ma la stragrande maggioranza degli italiani, non ne conosce l’esistenza.

Un poco meno la civile commerciale, perché più divulgata dalle Camere di Commercio e da tanti organismi di mediazione sparsi in tutto il territorio nazionale.

Per oggi basta cosi.

Alla prossima puntata.

Rosario Dr. Ravanini.

 

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